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Salvataggio da manuale a opera di Kaskazi Four

Prua verso Gibilterra, estate 2017. Un naufrago portato in salvo dal catamarano da charter Kaskazi Four, che fa parte della flotta di Equinoxe Yachts, nella traversata atlantica dalle Bahamas alle Isole Eolie, dove continuerà la sua stagione.

Chi va per mare, sia per lavoro sia per piacere, sa che la legge che vige è una sola: quella del mare, appunto. Lo si è potuto constatare a bordo di Kaskazi Four, protagonista di un salvataggio finito nella cronaca di molte testate.
Durante la traversata atlantica, da ovest a est, per rientrare dalla sua stagione caraibica e proseguire quella estiva in Mediterraneo, nelle isole Eolie, l’equipaggio del catamarano ha avvistato un piccolo ketch alla deriva, in evidente difficoltà, nel canale di traffico delle grandi navi, al largo del Portogallo, con ancora 200 miglia di distanza da Gibilterra. Senza pensarci due volte, il comandante Francesco Rinauro e il suo equipaggio si sono avvicinati e, dando prova di massima professionalità e competenza, hanno portato in salvo il naufrago, in stato confusionale, e la sua imbarcazione.

Ecco quello che è successo nelle parole di un membro dell’equipaggio di Kaskazi Four, che al momento dell’avvistamento si trovava di guardia.
«Era l’alba e, mentre navigavamo con il pilota automatico, stavo guardando l’orizzonte, oltre agli strumenti, perché ci trovavamo nella zona di traffico obbligato per le navi all’ingresso di Gibilterra. Un punto, quindi, molto delicato, con tantissimi cargo e petroliere che entrano ed escono, e dove serve la massima attenzione. A un certo punto ho visto una piccola barca che non era segnalata dagli strumenti, né battuta dal radar e non aveva segnale radio. Ho subito avvertito il pericolo, perché i comandanti delle navi non guardano fuori, ma si basano solo sugli strumenti; inoltre, dal movimento della vela, mi sono resa conto che la barca era fuori controllo e portata alla deriva dalle onde. Allora ho preso in mano il timone e, sotto la mia responsabilità, sono andata a vedere.

Avvicinandomi, ho subito capito che il ketch, di circa 30 piedi, era in difficoltà: ho svegliato tutti e abbiamo provato a metterci in contatto via radio, ma senza risultati. Ci siamo avvicinati a portata di voce e abbiamo scorto un uomo, ma non riuscivamo a capire se fosse privo di sensi o stesse dormendo, perché non ci sentiva nemmeno gridando. Alla fine l’uomo si è scosso ed è uscito: sembrava sotto shock e aveva il salvagente addosso, quindi probabilmente sapeva di essere in una situazione molto critica e immaginava di poter finire in acqua. La vela era stracciata e lui ci ha detto di non avere radio né elettricità e di avere il motore fuori uso. A quel punto gli abbiamo proposto di salire a bordo di Kaskazi, ma lui ci ha chiesto di andare noi sulla sua imbarcazione, il che nelle procedure nautiche è un tema molto importante: cambia tutto, dal punto di vista giuridico, se è il naufrago a chiedere soccorso e se il soccorso è indipendente dalla volontà del naufrago. Per fortuna avevamo a bordo un piccolo canotto del figlio del comandante, per cui Niko – marinaio e skipper croato che fa parte dell’equipaggio – l’ha raggiunto a remi. Niko, essendo molto esperto, ha tentato di far ripartire il motore, ma dopo un paio d’ore di tentativi ha capito che non si poteva fare nulla. In questa situazione, le procedure prevedono la possibilità di abbandonare la barca, ma l’uomo non ha voluto. La decisione da prendere a quel punto non era semplice: chi soccorre una barca in difficoltà è obbligato a soccorrere le vite umane, ma non ha alcun obbligo nei confronti della barca. Il nostro comandante ha deciso di correre il rischio e, nonostante il vento a 27 nodi, l’onda al traverso, le navi e anche una balena sopraggiunta, abbiamo assicurato il ketch a Kaskazi. Una situazione pericolosa, quindi, oltre che per la vita delle persone a bordo della piccola imbarcazione, anche per entrambe le barche, che si potevano danneggiare, ma Kaskazi Four è un catamarano nuovo, ben attrezzato, e avevamo a disposizione una cima di tonneggio molto lunga per assicurarlo senza correre il rischio di collisione.

Nel frattempo Niko è stato raggiunto da Renato, il nostro secondo, per dare sicurezza all’uomo che comunque non era nelle condizioni di trasbordare sulla nostra barca con quell’onda. Iniziato il traino, abbiamo contattato la Capitaneria, il Soccorso e la Polizia marittima di Portimao; siamo stati anche in contatto radio e con telefono satellitare con un medico. Inoltre, per fortuna, avevamo un infermiere a bordo che ha dato qualche supporto per capire come stava l’uomo, che in barca non aveva né acqua né cibo e non sapevamo da quanto tempo non mangiasse né bevesse.
Dopo 13 ore, a mezzanotte circa siamo arrivati a Portimao, dove abbiamo lasciato l’uomo ai medici e alla Polizia. Lui e la barca sono rimasti lì, mentre noi il giorno dopo siamo ripartiti, perché Kaskazi aveva in programma dei charter nelle Eolie e non avevamo quindi molto tempo per fermarci.
Quell’uomo non lo abbiamo più visto, se non quando è stato portato a terra dai medici, ma sembrava fosse assente e non ci riconoscesse. È stata un’immagine molto toccante: la parte marinaresca, per quanto difficile e complessa, con il senno di poi è stata la più facile, grazie soprattutto alla competenza che c’era a bordo, perché siamo tutti professionisti con numerosi “oceani alle spalle”. Abbiamo sempre tenuto sotto controllo la meteo: c’era vento ed era previsto che aumentasse, quindi abbiamo scelto una rotta che ci portasse in luoghi più sicuri.
Noi speriamo che un giorno quest’uomo ci dia sue notizie, senza essere troppo disturbato dai giornali.»

La sicurezza e l’esperienza prima di tutto, quindi. Come ha dimostrato tutto l’equipaggio di Kaskazi Four con questo salvataggio e come ricorda lo stesso Niko:
«Trovo sia normale comportarsi così quando si incrocia una barca in difficoltà. Non è stato facile, certo: quando sono arrivato a bordo del ketch era pieno di acqua e il motore, nonostante i molti sforzi, era impossibile da riparare in mezzo al mare. L’uomo, inoltre, aveva paura ed era confuso, parlava con persone che non c’erano. A tratti mi sono anche spaventato, ma quando è arrivato Renato a darmi una mano è andata meglio.»

Un’esperienza molto forte ma a lieto fine, come conclude il comandante Francesco Rinauro.
«Il mare a volte sa essere molto duro, quindi, ogni volta che vedi un’altra barca in difficoltà pensi che avresti potuto trovarti tu in quella situazione. Senza esitare, allora, fai il possibile per aiutare, mettendoti nei panni di chi sta affrontando le conseguenze di una vita avventurosa.
Anche a terra dovremmo fare così, ma in generale si è meno altruisti.
Quando capita di poter aiutare, lo si fa con il cuore e dopo ci si sente come angeli mandati in soccorso di chi aveva bisogno. Ecco così ci siamo sentiti tutti noi a bordo: degli angeli.
L’amarezza di non aver potuto abbracciare il naufrago, però, me la porto ancora dentro.

 

Photo credits: Maria Parga/Kaskazi Four

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Eolie su un catamarano a noleggio, sette isole in sette giorni

L’equipaggio su un catamarano a noleggio e ancor più in una crociera alle Isole Eolie fa la differenza. Conoscere bene i luoghi dove si naviga e portare i propri ospiti negli ancoraggi più belli e sicuri in una vacanza in barca a cinque stelle conta quanto la scelta della barca a noleggio.

La conferma viene dai charter proposti sul catamarano Kaskazi Four (18,90 metri di lunghezza, 10 ospiti in 5 cabine doppie), che quest’estate navigherà nelle Eolie e, su richiesta, anche lungo la Costiera Amalfitana con un equipaggio che conosce a fondo le rotte e i luoghi più belli.
Il segreto del successo delle crociere di Kaskazi Four sta, infatti, nel suo equipaggio: il comandante Francesco Rinauro (trent’anni di mare alle spalle) coadiuvato a bordo da suo fratello Renato, dalla cuoca Nadia specializzata in cucina mediterranea e da un quarto a garanzia di un servizio a bordo eccellente. Francesco Rinauro, napoletano di nascita e siciliano di adozione (vive a Stromboli), ha infatti acquisito un know how su questa zona che pochi possono vantare in Mediterraneo. E qui sta la differenza tra le crociere su un normale yacht a noleggio e quelle a bordo di Kaskazi Four proposte da Equinoxe Yachts. Il motto del comandante Rinauro, conosciuto come il “Poeta del Mare”, è infatti non a caso: «Non trovarsi mai fuori posto per quanto riguarda la meteo, la luce dei luoghi e le aspirazioni dei clienti».

Kaskazi Four

Per l’estate 2017, che nel Sud d’Italia è godibile fino a ottobre, l’equipaggio di Kaskazi Four prediligerà le Eolie, suo “piatto forte”, e su richiesta anche la Costiera Amalfitana, Ischia, Capri, le Isole Pontine e Flegree (Ponza, Ventotene, Palmarola) e Palinuro.
La forza dell’equipaggio di Kaskazi Four sta nella conoscenza profonda dei luoghi in cui navigano e che propongono ai propri clienti e nella qualità del servizio di bordo. La cuoca Nadia, per esempio, è in grado di stupire con piatti e prelibatezze che rispettano e ripropongono l’autenticità delle Eolie. Alle ore 06.30 del mattino l’aroma di crepes e cornetti freschi addolciscono già l’atmosfera per poi continuare tra pranzo e cena con altri piatti genuini tipici del posto, come parmigiana di melanzane grigliate, prodotti degli orti eoliani, lasagne, involtini di verza e totani ripieni, o magari un risotto alla pescatora addolcito da frittele di zucchine (piatti della tradizione siciliana e calabrese).

Isole Eolie

Costiera Amalfitana & Isole

 

Le sette isole Eolie sono affascinanti sotto molto punti di vista e hanno un forte carattere mediterraneo. L’architettura dei paesi e il mare di una trasparenza unica conservano la loro bellezza originaria e offrono ancoraggi spettacolari.
Molti i siti archeologici e gli antichi sentieri dove fare escursioni e trekking, come alla sciara di Stromboli, ancora attiva e sempre affascinante.
La distanza media fra le isole è di 10 miglia, e Kaskazi Four in un’ora e mezza si può spostare in tranquillità da un’isola all’altra.

L’itinerario tipo proposto da Kaskazi Four per l’estate 2017 prevede un charter nelle sette isole delle Eolie in sette giorni.
Famiglie o gruppi di amici sono i benvenuti, come ragazzi e bambini, cui il comandante Rinauro ama insegnare l’arte della vela. Una barca dunque family friendly, ma ideale per tutte le età e le esigenze crocieristiche.

Per le Eolie gli imbarchi sono da Milazzo; in alternativa si può raggiungere questo yacht a noleggio con un servizio di water taxi.
Se il charter richiesto è sulla Costiera Amalfitana, invece, per l’imbarco viene prediletta Salerno, che regala il privilegio di trovarsi subito sulla costiera per scoprire Cetara, Amalfi, Positano, Capri, Sorrento, Ischia, Ponza, Ventotene e Palmarola.

Amalfi, Positano, Ventotene & Capri

 

Sette isole in sette giorni con Kaskazi Four
Dal diario di bordo del comandante, un itinerario tipo

Primo giorno
Volo su Catania da dove l’equipaggio di Kaskazi Four organizza transfer da Milazzo verso Marina di Poseidon. Da qui si veleggia su Vulcano, a 10 miglia di distanza, per ancorare nella baia di Gelsi. Una volta dato fondo si può scegliere se fare un’escursione al cratere, un bagno nelle piscine naturali ricche di zolfo o visitare la Grotta del Cavallo e altre affascinanti grotte nei dintorni.

Secondo giorno
Verso Panarea. Gli ancoraggi splendidi, le nuotate e lo snorkeling fra gli scogli e gli isolotti in baie uniche, la visita al villaggio preistorico di Cala Junco e, non ultima, la sua mondanità fanno di Panarea una tappa d’obbligo.
Immancabile la salita sull’isolotto di Basiluzzo con visita al sito archeologico che si trova sulla sua sommità. Un’ora di cammino verso Punta Corvo regala una vista unica sulle isole circostanti.

Terzo giorno
Verso Stromboli. Scoprire Stromboli significa tante cose: salire sulla cima di Strombolicchio e vistare il suo faro, approfittare delle spiagge di sabbia nera vulcanica, assistere al tramonto nella remota Ginostra, vedere la sciara del fuoco da vicino e il vulcano in attività. Fare tutto ciò dal mare, quindi su un catamarano a noleggio come Kaskazi Four, aggiunge ancora più valore. Una volta sbarcati, si può camminare nelle viette dell’antico paesino e passeggiare fino al ristorante L’Osservatorio per cenare vista sciara del vulcano.

Panarea & Stromboli

Quarto giorno
Verso Salina. Il primo ancoraggio è nella baia di Pollara: nuotare e fare snorkeling in quest’ancoraggio immerso nella pace più assoluta, vale la giornata, che si può finire con una visita nel caratteristico borgo di Santa Marina.
Una visita consigliata che si può fare con il comandante di Kaskazi Four è quella ai vigneti dei produttori locali di vino, con degustazioni e acquisti in loco.
Per cenare a terra c’è l’imbarazzo della scelta: il comandate consiglia i ristoranti Portobello e  Capofaro.

Quinto giorno
Verso Filicudi. L’ancoraggio di rito è allo scoglio La Canna e non si scorderà più. Seguono nuotate e snorkeling in un mare verde turchese, con la spettacolare grotta del Bue Marino a portata di pinne. Tra le escursioni proposte a bordo non manca mai quella al sito archeologico di Capo Graziano per assistere a spettacolari tramonti in questo sito di epoca paleolitica che racchiude 5000 anni di storia, uno dei posti più magici delle Eolie.
Nel pomeriggio di solito ci si sposta su Alicudi, la più remota isola dell’arcipelago. Qui il comandante di Kaskazi Four propone ai suoi ospiti di cenare da Silvio, il miglior pescatore dell’isola, che prepara barbecue di pesce e prelibatezze siciliane di accompagnamento. In alternativa si può cenare al famoso ristorante sulla spiaggia La Sirena nel villaggio di pescatori di Pecorini.

Salina, Filicudi, Alicudi & Lipari

Sesto giorno
Verso Lipari. Lipari con il suo museo archeologico, fra i più ricchi del Mediterraneo, e il magnifico Duomo di San Bartolo non poteva non entrare in questo “portolano” di bordo.
Navigare intorno a Lipari per scoprire le sue magnifiche coste, i faraglioni, le grotte, le sue spiagge e i suoi spettacolari ancoraggi regala emozioni uniche.
Un pranzo sulla spiaggia da “Attila”, il cuoco eremita di Vallemuria, vale da solo la sosta. Marina Corta con la sua movida mostra l’altro volto dell’isola.

Settimo giorno
Si torna a Milazzo, dopo un ultimo bagno. I clienti amano di solito dormire una notte a terra a Taormina, prima di rientrare per partire da Catania. E anche qui il comandante saprà consigliare al meglio.

 

Nota: Per le immagini si ringraziano ©Clemensfranz, ©Licia Missori, ©Norbert Nagel, ©Petr Vykoukal

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Quando il charter su un superyacht ha il sapore d’antan

Navigare in Mediterraneo d’estate su un superyacht dal sapore d’altri tempi che alterna charter a cinque stelle a regate d’epoca è un’esperienza unica per chi ama il mare e la vela e permette di vivere una crociera con ritmi lenti, lontani dalla frenesia moderna, ma senza rinunciare a comodità e prestazioni inaspettate.

Emozioni che si possono vivere su Whitefin, bellissima barca classica che evoca un veliero d’antan e che oggi figura fra le superstar dell’estate a vela di Equinoxe Yachts. Questo superyacht 28 metri fuori tutto è la prova di come Equinoxe Yachts possa offrire la soluzione migliore per chi cerca questo tipo di vacanza, così come racconta il suo comandante Andrea Milan, che con passione accompagna i propri ospiti in questa avventura.

 

Navigare su Whitefin fa riscoprire il fascino dello yachting di una volta. Avrete, quindi, una clientela sicuramente particolare. Qual è il cliente tipo che preferisce questo genere di navigazione?

La vela attrae da sempre gli amanti del mare e in genere della natura. Sono persone che sanno apprezzare il fascino di una veleggiata, che si entusiasmano quando la barca raggiunge velocità elevate, quando si sbanda sotto raffica o quando, sotto il riflesso della luna piena, si veleggia nel silenzio. Whitefin offre generosamente tutte queste emozioni ai propri ospiti. Chi le assaggia una volta in genere torna quasi per attrazione fatale. Questa barca, poi, offre performance veliche davvero straordinarie, come dimostrano le molte regate vinte.

Whitefin in navigazione

Qual è la storia di Whitefin e come è arrivato al mondo del charter di lusso?

Whitefin è stata una famosa barca armatoriale. Fu costruita nel Maine, Negli Stati Uniti, e varata nel 1983. Rimase in America per circa un decennio, poi approdò in Europa. Prima in Spagna e poi in Italia. Nel 2015 viene acquistata da Joy Charter, società Italiana che ha intravisto le straordinarie potenzialità di questo meraviglioso veliero nel mondo del Luxury Charter. Whitefin, infatti, coniuga perfettamente performance veliche e comfort degli interni. Ha quattro cabine doppie per gli ospiti e un salone con caminetto e pianoforte.

Fate crociere in Mediterraneo, ma anche regate d’epoca. Come è articolata la stagione 2017? Ma soprattutto, si può partecipare, e come, a una regata con voi?

Questa stagione è particolarmente variegata. Inizia con un charter in Costiera Amalfitana, poi all’Elba quindi in Sicilia e Malta. Poi Grecia Ionica e poi si risale l’Adriatico per navigare in Croazia, un luogo spettacolare per le vacanze: mare quasi sempre calmo senza onda di risacca (molto fastidiosa per il comfort di bordo), brezze tutti i giorni di 8-12 nodi (perfetto per veleggiare a 10 nodi e oltre) e un’infinità di approdi, baie spiaggette e paesini incantevoli. È sicuramente il mare che conosco meglio e che mi piace di più. Poi la stagione prosegue ancora verso la Grecia, quindi la Sardegna e infine la Costa Azzurra. Qui in settembre parteciperemo alle regate d’epoca, quali le Vele d’epoca d’Imperia, le Régates Royales di Cannes e le Voiles de Saint-Tropez. Whitefin partecipa a queste regate nella classe Spirit of Tradition, ovvero barche con linee classiche, ma di recente realizzazione. In questa classe è imbattibile. Vi sono molti ospiti che si appassionano alle regate e che ci chiedono di poter partecipare come spettatori a bordo o con un ruolo alle manovre: dopo un training di un paio di giorni, sono pronti per partecipare attivamente all’emozione di una regata. Il contesto di queste regate è sempre molto coinvolgente. Breefing, cene, premiazioni e feste tutti i giorni e, se poi abbiamo la bravura e la fortuna di vincere…, la gloria!

Croazia

In Croazia quali rotte seguirete e quali le tappe salienti?

La Croazia è spettacolare: offre un arcipelago navigabile di circa 3000 isole disposte in modo da poter scegliere se navigare in mare aperto o protetti da una catena longitudinale di isole vicine tra loro, così da poter navigare in mare tranquillo anche con vento forte. Le mete sono innumerevoli, ma tra tutte io amo molto la parte alta della Croazia, con le isole di Lussino, Silba, Ulbo e l’arcipelago delle Incoronate. Luoghi magici dove il mare è blu limpidissimo, costellato di baie e spiagge di sabbia bianca, e dove si incontrano borghi incantevoli in cui scendere a terra e mangiare pescato freschissimo. Vi sono anche splendide città, come Zara, Sebenico e, più a sud, Spalato e Dubrovnik, ricche di storia e di attrazioni. Quest’estate Whitefin è impegnato con un charter all’inizio di agosto nella parte più a sud, poi navigheremo più a nord per scendere da Lussino fino alla Grecia, costeggiando anche l’Albania.

Il fascino di un veliero d’epoca come Whitefin si apprezza in navigazione: quali sono le sue performance a vela? Che capacità di spostamento ha?

Bisogna sottolineare che le performance veliche di Whitefin non sono quelle di una barca d’epoca, ma di un megasailer moderno. La sua carena, infatti, è piatta come le barche moderne, con bulbo in piombo con le alette: tutto ciò le garantisce un passo decisamente invidiabile. Traducendo in nodi, si può dire che Whitefin ha la stessa velocità del vento, fino a 12-13 nodi e spesso tocca i 16 nodi. È uno spettacolo specie quando apriamo il gennaker bianco e celeste di 500 metri quadrati. La bolina è il suo forte: bolinare a 10 nodi è normale e, a queste velocità, un trasferimento giornaliero di 50 miglia rappresenta una tappa normale. Trasferimenti diurni di 80–100 miglia sono fattibili senza affaticare gli ospiti. Se il vento cala sotto i 5 nodi, accendiamo il motore e manteniamo una velocità di crociera di 8 nodi in tutto relax. Quando la meta è lontana navighiamo anche di notte e copriamo mediamente 200 miglia in 24 ore.

Gli interni di Whitefin sono davvero accoglienti, non capita tutti i giorni di avere a disposizione un pianoforte, cabina armatoriale con bagno padronale e vasca e un servizio a bordo di prim’ordine.

Il layout degli interni parla da sé: quattro cabine doppie per gli ospiti e due – sempre doppie – per l’equipaggio, un salone molto accogliente e una cucina enorme degna di un hotel. Ma la cosa straordinaria sono le finiture. Non si trovano facilmente barche con interni così curati nei minimi dettagli. Tutto è rifinito con legno massello, lavorato da esperti ebanisti.

Gli interni

Oltre a fare charter di lusso, Whitefin è richiesta anche per team building, servizi fotografici ed eventi. Come funziona questa parte della vita di questo superyacht?

Specialmente durante le regate, abbiamo gruppi di manager o di clienti importanti di aziende che trovano coesione e affiatamento proprio nel lavorare insieme sul ponte di Whitefin, con lo scopo comune di vincere la regata. Abbiamo avuto a bordo l’organizzazione di Vendita Europa di Porsche, il personale di società finanziarie e di gestione del credito. Si sono sempre divertiti molto e noi con loro. In altre occasioni Whitefin è stato anche il “set” per shooting fotografici.

Servizio a bordo, chef e menu gourmet sono atout a cui anche chi sale per la prima volta a bordo guarda con attenzione. Come è composto il vostro equipaggio e quali sono le specialità del vostro chef?

L’equipaggio di Whitefin è composto da un team di quattro persone: il comandante, due marinai/steward e una chef professionista. Tutto il team, chef compresa, si alterna in coperta, durante la navigazione, al customer care, occupandosi di servizio in tavola, pulizia e riordino delle cabine e degli interni. Il nostro equipaggio è accuratamente selezionato e tutti parlano almeno due lingue.

Esiste un aneddoto o una storia particolare legata alla vita di bordo di Whitefin che ricorda con piacere?

Ricordo con simpatia e orgoglio la vacanza in costiera amalfitana di una numerosa famiglia del Lussemburgo: tra gli ospiti c’era anche la suocera 74enne del capofamiglia che ha gestito al meglio ogni momento della navigazione su questo superyacht. E a proposito di ospiti particolari, il record di anzianità a bordo l’ho avuto questa primavera alla Vela Cup di Santa Margherita Ligure, quando ho ospitato una signora di 83 anni che seguiva perfettamente i ritmi dell’equipaggio, passando da una fiancata all’altra per bilanciare lo sbandamento con il proprio peso.

Vita di bordo

Equipaggio

 

Ci regala una recensione di un vostro ospite che le ha fatto particolarmente piacere ricevere?

Ne ho moltissime e tutte molto positive. Questa è l’ultima che ho ricevuto:
“Dear Andrea and Crew,
We are back in the US and still talk about the wonderful experiences we had aboard the Whitefin. Being first time charter guests, and especially on a sailing yacht, we had no idea what to expect. It was one of the best vacations we ever had and provided us endless quality family time. You and the entire crew were so hospitable, kind , knowledgeable and patient with our family. Your knowledge of the area and the secret gems we should see, helped us gain a true understanding for what the Amalfi coast has to offer.
The Whitefin, itself, what can I say? It is a beautiful classic yacht that is easy to appreciate and love. Your meticulous care of her is obvious as the boat shines and stands out among all others. We were proud to be aboard and look forward to another charter (Croatia?) next year! Arrivederci!”
(Lisa, Andrew, Logan and Austin Ramos – June 2017 from the US)

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